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  1. Chromecast è un brand, creato da Google, che racchiude una serie di dispositivi il cui compito è riprodurre contenuti audio e video a televisori in alta definizione, tramite streaming WiFi. Si tratta di dispositivi di piccole dimensioni, alimentati da un caricatore USB/micro USB del tutto simile a quelli usati per la ricarica di smartphone e tablet, e collegati al televisore attraverso una porta HDMI. Le Chromecast sono dotate di connettività WiFi (802.11 b/g/n @ 2.4 GHz per il primo modello uscito, 802.11 b/g/n/ac @ 2.4/5 GHz per il secondo modello) e tutta la configurazione e interazione avviene per mezzo di un dispositivo terzo, che può essere uno smartphone (Android o iOS), o tablet o PC. Montano un sistema operativo semplificato, a metà strada fra Android e Chrome OS, che consta di una homescreen che mostra l'orario, il nome del dispositivo, lo stato della connessione e, come sfondo di default, uno slideshow di immagini proposte da Google, ma personalizzabile con immagini proprie a scelta. Il primo modello venne lanciato da Google nel luglio del 2013, al costo (in Italia) di 39 €. Nel settembre del 2015, Google lanciò la seconda generazione di Chromecast, questa volta comprendente due distinti modelli, proposti al medesimo prezzo del precedente: il vero e proprio successore del modello uscito due anni prima, differente nel design e nel modulo WiFi (che, come detto, è più completo e moderno, ma di fatto i due modelli di Chromecast non presentano differenze prestazionali), e un modello destinato alla riproduzione audio, chiamato infatti Chromecast Audio, che presenta un'uscita jack 3,5 mm al posto dell'HDMI e che permette di rendere 'smart' degli impianti audio di vecchia concezione. Le Chromecast sfruttano la tecnologia Chromecast Built-in (un tempo conosciuta come 'Google Cast') per lo streaming di contenuti. Tuttavia, questa tecnologia non è esclusiva dei dispositivi targati Google, ma è sfruttata anche da dispositivi di terze parti, del tutto simili nel funzionamento alle Chromecast, o anche dispositivi più 'complessi', come mini PC, TV box e smart TV. Questa tecnologia è supportata da un crescente numero di applicazioni software, in particolare ovviamente quelle che si occupano della riproduzione di contenuti audio e video. Le più usate e conosciute sono senz'altro YouTube e Netflix, ma le modalità di utilizzo sono sempre più vaste, per incontrare gusti ed esigenze dell'utenza. L'applicazione per il cast dei contenuti, sviluppata da Google per Android e iOS, inizialmente si chiamava proprio 'Chromecast', poi rinominata in 'Google Cast', per poi assumere l'attuale nome di 'Chromecast Built-in', dopo che sempre più dispositivi, diversi dalle Chromecast ma identici nel funzionamento, hanno adottato questa tecnologia. Come funziona la Chromecast? Il funzionamento è davvero molto semplice: la Chromecast non è un dispositivo stand-alone, cioè non può funzionare da sola, non essendo dotata di sistemi di input diretti, ma si interfaccia con altri dispositivi. Per quanto concerne gli smartphone, per Android e iOS esiste l'applicazione ufficiale (purtroppo per Windows 10 Mobile no), che serve a collegarsi con la Chromecast, dopo di che è sufficiente installare le applicazioni i cui contenuti si voglio riprodurre in streaming sul proprio televisore. Con la Chromecast configurata e correttamente accesa e funzionante, nelle applicazioni che la supportano apparirà un'icona (generalmente in alto a destra, come vedete per YouTube nel riquadro bianco nell'immagine sottostante) che, una volta tappata, darà inizio alla comunicazione fra l'app e la Chromecast. Sempre prendendo come esempio l'app di YouTube, si potrà tappare su un video e scegliere se riprodurlo tramite Chromecast o sullo smartphone/tablet stesso, oltre a creare una coda di video da riprodurre. La riproduzione si potrà poi controllare dallo smartphone, come se fosse un telecomando, permettendo quindi di mettere in pausa il video, mandarlo avanti o indietro ecc. A chi consigliare una Chromecast? È un best buy per chiunque? La Chromecast, come ormai avrete capito, non ha modalità di utilizzo infinite, serve ad 'una cosa' e la fa molto bene. Tuttavia, non a tutti può interessare lo streaming di contenuti audio e video sul proprio televisore, o perché si preferisce fruirli solo dal proprio PC, o perché non li si utilizza affatto. In quel caso, la Chromecast sarebbe un acquisto del tutto superfluo. Discorso analogo per chi possiede già una smart TV, che permette già stand-alone di fare le stesse cose: come già accennato, alcune smart TV più recenti simulano in tutto e per tutto le funzionalità della Chromecast, rendendo il suo acquisto totalmente inutile; smart TV più 'datata' permettono di accedere agli stessi contenuti, ma in modalità un po' diverse, che per alcuni possono risultare più scomode, quindi l'acquisto di una Chromecast potrebbe non essere del tutto sbagliato. Infine, il discorso sul prezzo: chi cerca un dispositivo per sfruttare la tecnologia Google Cast, è sostanzialmente obbligato ad acquistare una Chromecast che, per un prezzo assolutamente giusto, garantisce qualità costruttiva, supporto e ottimizzazione software e l'ottima assistenza Google, tutte cose che dispositivi come EZCast e compagnia bella (che in realtà supportano anche altre tecnologie oltre a Google Cast, come AirPlay) non possono assicurare, a fronte di un risparmio di pochi euro rispetto al costo della Chromecast. Chi invece cerca dispositivi più completi, che comprendano anche le stesse funzionalità, deve aumentare di parecchio il proprio budget. Dove è possibile acquistare le Chromecast? Le Chromecast sono acquistabili presso lo store ufficiale di Google al prezzo di 39 €. Tuttavia sono vendute anche nelle catene di elettronica o negli e-shop, spesso in offerta a prezzi leggermente più bassi.
  2. -OnePlus- OnePlus è una azienda cinese, fondata da Pete Lau (ex vicepresidente di Oppo) e Carl Pei a Shenzen il 17 dicembre 2013. Già dal precedente ruolo di uno dei fondatori si può capire lo stretto rapporto che intercorre fra la nuova azienda e Oppo, infatti OnePlus ne è una società controllata. OnePlus, subito dopo la sua nascita, iniziò un’innovativa e aggressiva campagna promozionale del suo futuro primo smartphone, il One, tutta realizzata sfruttando i social network e il passaparola fra gli utenti. Riuscì ben presto ad attirare un’eccezionale attenzione mediatica e a creare un enorme hype fra gli appassionati, grazie alle specifiche tecniche che venivano svelate via via e che promettevano di rivoluzionare il mondo degli smartphone di fascia alta, poiché il OnePlus One sarebbe stato un vero ‘flagship killer’, cioè un device dalle specifiche top di gamma, superiori a quelle della concorrenza, mantenendo tuttavia un prezzo a dir poco concorrenziale. Fece inoltre discutere la creazione di un sistema ad inviti (che fra l’altro perdurò per moltissimo tempo, rendendo lo smartphone pressoché irreperibile alla grande massa della clientela) per avere la possibilità di acquistare il device, promuovendo inizialmente un criticatissimo gioco che induceva le persone a filmarsi nell’atto di distruggere fisicamente il loro smartphone precedente, per poter appunto ricevere un invito da OnePlus. Inoltre, il One poteva contare sul supporto di Cyanogen Inc., che appositamente per lui programmò una versione della celeberrima CyanogenMod: fu uno dei primi smartphone a poter vantare il supporto nativo del famoso team di sviluppo. Il OnePlus One venne finalmente svelato il 23 aprile 2014 e, dopo alcune problematiche iniziali (poi superate) di natura hardware e software, fu effettivamente un grande successo, contenuto solo dal sistema ad inviti. Più di un anno dopo, il 27 luglio 2015, OnePlus presentò il Two, appunto il suo secondo smartphone. Rispetto al primo portava migliorie estetiche e hardware e la perdita del supporto di Cyanogen Inc., senza però stravolgere il modello precedente. Nonostante questi cambiamenti tutto sommato contenuti, il prezzo aumentò non di poco, non facendo raggiungere al Two l’appeal che invece aveva sempre avuto il One. Il 29 ottobre 2015, OnePlus svelò un po’ a sorpresa il primo smartphone non top di gamma dell’azienda, il OnePlus X. Tuttavia, questo device poteva contare su un design molto curato, delle dimensioni più compatte e un ottimo rapporto qualità prezzo, che gli consentirono di riscuotere un ottimo successo. Attualmente è in rampa di lancio il OnePlus 3. Come altre aziende cinesi, anche OnePlus ha lanciato sul mercato anche device di altra natura, come una powerbank, un piccolo drone, un visore VR e altri gadget vari. Fortunatamente, da pochissimo i vertici di OnePlus hanno annunciato che l’azienda ha definitivamente abbandonato il sistema ad inviti per i propri device, che ora potranno essere acquistati senza limitazioni dallo shop ufficiale, che vende anche in Europa (Italia compresa), garantendo i 24 mesi di garanzia previsti dalla legge. Inoltre, gli smartphone OnePlus possono essere acquistati anche sullo store italiano di Amazon, nel caso si preferisse l’eccezionale servizio di assistenza e di post vendita dell’azienda statunitense. OnePlus 5 OnePlus 5T
  3. -XIAOMI- Xiaomi è una azienda cinese, fondata da Lei Jun a Pechino il 6 aprile 2010. Il nome si può tradurre in italiano come 'miglio', inteso come il cereale utilizzato per produrre alcuni tipi di farina. Circa un anno più tardi, Xiaomi lanciò sul mercato il suo primo smartphone, il Mi1, equipaggiato con la MIUI (pronunciato come la sequenza di parole inglesi 'Me you I'), un'interfaccia grafica basata su Android e apertamente ispirata alla Touchwiz di Samsung e, soprattutto, ad iOS di Apple, è infatti sprovvista del 'app drawer', canonico su Android ma assente su iOS. Negli anni successivi si susseguirono altri modelli della serie 'Mi': Mi2, Mi2S, Mi3, Mi4 e l'attuale top di gamma, Mi5. Tutti questi smartphone si sono contraddistinti per l'ottimo rapporto qualità prezzo, migliorando via via sotto l'aspetto hardware, per la cura estetica e dei materiali, oltre che per il salto di qualità della MIUI, che in pochi anni divenne una delle rom più apprezzate nel panorama Android, poiché installabile, come custom rom, anche su device non prodotti da Xiaomi, ma che l'azienda supportava con lo sviluppo ufficiale del proprio firmware. Parallelamente alla serie 'Mi', nacque poi la serie 'Redmi' (che ha visto succedersi nel tempo il Redmi 1, 1S, 2 e 3), a cui si affiancò la serie gemella 'Redmi Note' (cioè smartphone di dimensioni più grandi, i cosiddetti 'phablet'), entrambe volte ad occupare anche la fascia entry level del mercato, mantenendo però molto elevato il rapporto qualità prezzo. Visto l'enorme successo dei proprio smartphone, Xiaomi ben presto allargò il proprio orizzonte, iniziando a commercializzare anche tablet (il Mi Pad 1 e 2) e smartband (la Mi Band 1, 1S e 2), oltre a tanti gadget di supporto ai suoi device (powerbank, cavi vari), per poi occupare trasversalmente il mondo dell'elettronica (esistono router, la famosa action cam, dongle bluetooth, wifi e chi più ne ha più ne metta) e arrivare addirittura ad occuparsi di domotica (bilance smart, depuratori di aria ecc.). Attualmente, Xiaomi è il quinto produttore al mondo di smartphone, con quasi 71 milioni di dispositivi venduti nel 2015 ed è al secondo posto tra le start-up più innovative del 2015, secondo il MIT, subito dopo Tesla. Senza dubbio il suo successo, oltre all'indubbia qualità hardware e software dei suoi prodotti, è dovuto alla possibilità di sfruttare direttamente lo sterminato mercato cinese, tuttavia se pensiamo che, India a parte, Xiaomi non si è ancora espansa ufficialmente in mercati esteri, capiamo la portata del suo successo e le potenzialità d'espansione futura. Il fatto che Xiaomi venda direttamente solo in Cina (e in India), porta immediatamente ad un quesito: qui in Italia come possiamo acquistare dei prodotti che, di fatto, non sono venduti ufficialmente dal produttore? Fortunatamente, visto il crescente successo riscosso da Xiaomi, i canali di importazione di device di origine cinese si sono espansi, affinati e sono diventati più affidabili e veloci, nel corso del tempo. Per quanto riguarda gli smartphone, esistono alcuni shop cinesi, come Aliexpress, Tinydeal o GearBest, che permettono di acquistare i prodotti cinesi, compresi quelli marchiati Xiaomi, a prezzi molti bassi, tuttavia con evidenti controindicazioni: nessuna garanzia offerta, se il prodotto smette di funzionare anche solo dopo una settimana, si è costretti a rassegnarsi ad usarlo come soprammobile; tempi di spedizione generalmente molto dilatati, anche oltre un mese; concreto rischio di imbattersi nei dazi doganali, che finiscono per gonfiare un prezzo che, in partenza, sembrava molto conveniente, ma che di fatto finisce per non esserlo. Per questi motivi, questi canali d'acquisto sono consigliabili solo per prodotti dal costo molto contenuto, ad esempio i vari gadget Xiaomi, la Mi Band e poco altro. Per gli smartphone, è molto più saggio affidarsi a degli shop con base in Italia, che comportano un unico svantaggio, a fronte di tanti altri vantaggi: lo svantaggio è senz'altro il prezzo, decisamente più alto (anche se non in tutti i casi) rispetto al prezzo dello stesso prodotto venduto in Cina; tuttavia, come dicevo, fanno da contraltare degli indubbi e decisivi vantaggi: questi shop o si fanno carico dell'importazione dei prodotti, affrontando i dazi doganali, per poi spedire direttamente dall'Europa al consumatore finale, oppure hanno stretto accordi con vari corrieri per far sì che il cliente finale non debba pagare i dazi doganali. Un altro vantaggio, correlato al primo, è il tempo di spedizione, molto più rapido: se dall'Europa, la velocità di spedizione è paragonabile a quella di Amazon, che sperimentiamo quotidianamente, se dalla Cina, i corrieri utilizzati sono comunque molto rapidi, in massimo 8-10 giorni (ma spesso anche molto meno) recapitano a casa il pacco. Infine, il vantaggio più importante: la garanzia. Infatti, questi shop garantiscono i canonici 24 mesi di assistenza, come qualsiasi altro shop europeo. Ovviamente, non trattandosi di un'assistenza ufficiale, per il motivo di partenza, cioè che Xiaomi non vende ufficialmente in Europa, i tempi di assistenza potrebbero essere più lunghi rispetto a quanto si è abituati, ma d'altronde è uno scotto da pagare per poter avere i prodotti Xiaomi anche in Italia. Come rendere fruibile in Italia uno smartphone Xiaomi con firmware cinese Smartphone Mi 5X Mi6 Mi Note 3 Mi Mix 2S Tablet Mi Pad 2
  4. -Huawei | Honor- Huawei è un'azienda cinese, fondata da Ren Zhengfei a Shenzhen nel 1987. Il nome è la traslitterazione ufficiale di due ideogrammi cinesi: il primo ha come etimologia la parola 'fiore', a cui allude lo stesso logo dell'azienda, ma oggi è comunemente riferito al nome del paese nativo della compagnia, cioè 'Cina'; il secondo invece può essere tradotto come 'azione' o 'obiettivo'. Per cui, la traduzione completa di Huawei sarebbe 'obiettivo della Cina'. Durante il primo decennio di vita, Huawei si è occupata di infrastrutture per la telecomunicazione esclusivamente sul suolo cinese. Nel 1997 hai iniziato la propria espansione all'estero, sempre come azienda legata ad infrastrutture per la telecomuncazione, specializzandosi in particolare nel settore mobile, con la tecnologia HSPA+ prima e LTE poi. Quest'esperienza la portò ad interessarsi anche al mercato consumer, prima stringendo accordi con grandi network della telecomunicazione, come ad esempio Vodafone, fornendo modem e router fissi e 'portatili', per poi costruire nel 2011 il suo primo smartphone venduto in Europa, rebrandizzato in Italia da Vodafone e Wind: il Huawei Ideos. Subito dopo, inizierò a commercializzare smartphone più direttamente col proprio marchio (anche se, inizialmente, appoggiandosi ancora ad operatori telefonici per la diffusione dei device), concentrandosi prevalentemente sulla fascia medio-bassa del mercato, aggredendola con prezzi competitivi, a fronte di una qualità più che buona. Nel corso degli anni, la qualità degli smartphone Huawei continuò ad aumentare, per arrivare al 2013, in cui presentò il modello P6, caratterizzato da specifiche tecniche di fascia medio-alta, design curato, materiali di pregio e uno spessore molto ridotto, tanto da fregiarsi del titolo di smartphone più sottile al mondo, all'epoca. La serie 'P' di Huawei ha avuto molto fortuna, al momento è una delle più apprezzate nel panorama Android, sia per la fascia alta, sia per quella media con i modelli 'Lite'. Nel 2014 Huawei ha deciso di creare un sotto-brand per l'Europa, chiamato Honor (in Asia è semplicemente il nome di una serie di smartphone, come può essere 'Galaxy' per Samsung). Questo brand è caratterizzato da un rapporto qualità prezzo ancora migliore, vende i suoi prodotti solo online e condivide lo stesso software con i modelli Huawei, cioè la Emotion UI. Ma l'Italia per Huawei non è certamente il mercato di riferimento, infatti ha costruito il suo successo in Cina, dove è diventata una delle tre grandi potenze nel campo dell'elettronica. Ciò le ha permesso di diventare un colosso a livello planetario, in grado di competere con Samsung e Apple. Come anticipato, Huawei è un vero e proprio colosso, la sua line-up copre ogni fascia del mercato e la diffusione dei suoi device è capillare. Si possono trovare smartphone marchiati Huawei ovunque, dai supermercati, alle catene di elettronica, per arrivare agli shop online (ovviamente anche Amazon), tutti coperti da garanzia italiana e supporto diretto del produttore. Discorso parzialmente diverso per Honor: anche gli smartphone di questo brand godono di garanzia Italia e supporto pieno di Huawei, ma attualmente si possono acquistare soltanto online. Sono quindi rivolti ad un target più giovane, come dimostrando lo stesso brand e le confezioni di vendita: senza dubbio più accattivanti, rispetto alle più seriose di Huawei. Huawei Nova P8 Lite 2017 P20 P20 Pro P20 Lite Mate 10 Pro Honor Honor 6c Honor 7X Honor 9 Honor 10 View
  5. Primo dilemma da sciogliere: quale sistema operativo scegliere? Android: è un sistema operativo nato ufficialmente verso la fine del 2007, sviluppato dal colosso dei motori di ricerca, Google. Possiede una struttura open source e si basa su kernel Linux, ragioni per cui il codice sorgente è distribuito senza costi di licenza ed è modificabile liberamente. Da ciò consegue che Android sia utilizzabile sui tipi più disparati di dispositivi - smartphone, tablet, netbook, tv dongle, tv box, smartwatch, autoradio, transformer per conquistare il pianeta e via dicendo – e che sia di gran lunga il sistema operativo più personalizzabile, nell'estetica e nelle funzionalità. Può contare su uno store di applicazioni di terze parti, chiamato Play Store, che ormai ha raggiunto una maturità notevole. È inoltre l'unico sistema operativo mobile a permettere l'installazione e l'uso del Flash Player. Pur essendo il sistema più diffuso, non solo su smartphone, ma anche su tablet, su quest'ultimi è lungi dall'essere il punto di riferimento del settore, come invece accade per gli smartphone. Il motivo è dovuto principalmente all'interfaccia, che più che essere da tablet, è da smartphone, adattata alle dimensioni da tablet, il che comporta una scarsa ottimizzazione grafica; ma la causa più evidente è senz'altro la penuria di applicazioni adatte alle dimensioni e alle risoluzioni dei display tablet, la quale rende l'esperienza d'uso scadente e deficitaria. Anche per la produttività i tablet Android sono tutt'altro che al passo con la concorrenza, basti pensare alle varie suite office – gratuite o a pagamento, la situazione non cambia - che a stento raggiungono la sufficienza. iOS: è il sistema operativo sviluppato da Apple a partire dalla metà del 2007, inizialmente col nome di iPhone OS, successivamente rinominato iOS. È il precursore, nonché ispiratore, di tutti i sistemi operativi moderni, grazie alla grande innovazione che portò nel mondo dei sistemi operativi mobili, fin dalla prima release. È preinstallato solamente sui dispositivi mobili ideati e costruiti da Apple stessa – cioè iPhone, iPod Touch e iPad. Il suo store di applicazioni, il celeberrimo App Store, è il più vasto fra tutti gli store di sistemi operativi mobili, tallonato da vicino dal Play Store di Android, ma ancora irraggiunto per qualità e coerenza grafica dei software che offre. Nel segmento tablet, iOS è il secondo sistema operativo più diffuso, riuscendo a gareggiare con Android pur contanto sul mercato solo pochissimi modelli differenti – viceversa il sistema di Google è installato su un numero incalcolabile di modelli di tablet – ciò ci dà già un'indizio sulla bontà del lavoro di Apple. Bontà che si riscontra non tanto nell'interfaccia utente, che, come per Android, è più un'interfaccia da smartphone adattata, ma soprattutto nel numero di applicazioni pienamente compatibili con le dimensioni e le risoluzioni dei vari modelli di iPad, permettendo ad iOS di scavare un abisso da Android proprio per qualità di esperienza d'uso. La produttività è senz'altro superiore a quella di Android, pur non potendo competere con la completezza di quella di Windows, tuttavia considerando che la finalità di iPad è quasi esclusivamente quella di intrattenere, possiamo comunque promuoverla a pieni voti. Con l’arrivo di iPad Pro, ci si aspetta un salto di qualità da questo punto di vista, sebbene rimangono dubbi sulla reale possibilità di competere con il più completo Windows. Windows 10: è la più recente versione del celeberrimo sistema operativo sviluppato da Microsoft a partire dal 1985. È da decenni il sistema operativo più diffuso in assoluto, capace di monopolizzare ogni settore, dal business al consumer, fino all'hardcore gaming. Grazie all'incommensurabile numero di applicativi compatibili con questa piattaforma, è anche il più versatile. Con l'avvento della release 10, Microsoft ha deciso di puntare tutto sull’ecosistema, con un solo sistema operativo e un solo store, per ogni tipologia di device: grazie all’introduzione delle universal app, cioè applicazioni che possono girare indifferentemente su pc desktop, portatili, 2 in 1, console da gaming, tablet e persino smartphone, adattando automaticamente la propria interfaccia a seconda del tipo di device (in particolare, a seconda delle dimensioni del display), il nuovo sistema permette di raggiungere livelli altissimi di coerenza grafica e di familiarità dell’esperienza d’uso. Per quanto concerne i tablet nello specifico, sono tutti basati su architettura x86, il che permette di installare ed usare non solo le universal app dello Store di Microsoft, ma anche lo sterminato numero di programmi ‘.exe’, rendendo questi device molto versatili, adatti sia all’intrattenimento, sia, all’occorrenza, alla produttività anche avanzata. Ma un tablet serve davvero a qualcosa? Mi pare un aggeggio completamente inutile, figlio del consumismo più sfrenato. Fino ad un paio d'anni fa avrei risposto 'sì, effettivamente i tablet sono dispositivi che fondamentalmente non servono a nulla. Non sono in grado di sostituire uno smartphone né un pc, sono semplicemente dei begli oggetti hi-tech con un uso molto limitato, adatti quindi a chi ha dei soldi da buttare o ai malati di tecnologia'. Ora invece la situazione è mutata o comunque sta mutando verso una direzione ben più precisa. E, bisogna dirlo, il merito è soprattutto di Microsoft, che sta riuscendo a creare dei tablet in grado di soddisfare la vena di intrattenimento, ma al contempo anche quella di produttività, senza stravolgere completamente il form factor dei tablet moderni, tornati alla ribalta dopo anni di buio, grazie ad Apple. In ogni caso, continueranno ad esistere ancora per molto i tablet votati puramente all'intrattenimento, continuando a fornire poche potenzialità, tuttavia svolgendo sempre meglio quelle poche funzioni – guardarsi un film, consultare una pagina web, utilizzare qualche app, tutto in comodità e mobilità. Ho un budget medio-basso, ma voglio un tablet da almeno 10”, perché penso che i display più piccoli sia scomodi per navigare, guardare un film o consultare una rivista. Mi accontento di un Mediacom, Hamlet, Trevi, I-inn: faccio bene? A mio avviso, no! Si tratta di un pregiudizio molto simile – anche se opposto – a quello che si ha per gli smartphone, dei quali si temono i display troppo ampi. Per i tablet invece si ha il terrore dei display più ridotti. Ma, anche in questo caso, vorrei sfatare questo mito. Un buon display da 10” costa e quindi fa lievitare il prezzo dei tablet; inoltre, un display più ampio richiede una batteria all'altezza e anch'essa alza il prezzo complessivo. Va da sé che, per acquistare un tablet da 10” davvero valido, sia necessario sborsare una cifra considerevole, ben superiore a quella di cui solitamente dispone chi vuole prendersi il suo primo tablet giusto per sfizio, senza svenarsi. Inoltre, di tablet con display da 10” low cost, esistono solo con Android come sistema preinstallato: Android, come detto in precedenza, ha grossi problemi nel fronteggiare le ampie dimensioni dei display, insomma non è per nulla adatto. Per aggirare tutti questi problemi, l'unica soluzione è virare su un tablet da 7 o 8 pollici che, a parità d i prezzo con i 10”, garantiranno display molto più belli e definiti, autonomia molto maggiore e una minor incidenza della scarsa ottimizzazione grafica di Android. Grazie alle risoluzioni maggiori, le difficoltà di lettura vengono completamente superate, perché maggiore è la densità di pixel, minore sarà la necessità di zoomare per rendere leggibile una scritta. Insomma, lo dico per esperienza personale, con un tablet da 7” si fa tranquillamente tutto ciò che si può fare con un 10”, quindi non ha senso intestardirsi su un'idea che ha pochi riscontri nella realtà, finendo per portarsi a casa un prodotto peggiore sotto tutti i punti di vista. Per riassumere: evitate le marche super low cost, ma puntate a dispositivi validi, anche se con display più ridotti. iPad è l'unico vero tablet! Tutto il resto è una brutta copia. Però magari un Galaxy... Soliti luoghi comuni duri a morire. iPad Air e iPad Mini sono dispositivi assolutamente validi, i precursori del concetto moderno di tablet e giustamente il metro di giudizio per tutti gli altri tablet, tuttavia è sempre bene ricordare che si tratta di device di lusso, ultra costosi, dal rapporto qualità-utilità-prezzo tutt'altro che eccellente e, quindi, non alla portata di tutti. Chi ha un budget illimitato, o è interessato ad ampliare il proprio ecosistema Apple, o non ha necessità di avere un dispositivo mobile produttivo, può tranquillamente prendersi un iPad Air o un Mini Retina e certamente si troverà benissimo. Per tutti gli altri: non temete, le alternative ci sono eccome! Alternative che, di sicuro, non rispondono al nome di 'Galaxy', un brand ormai celeberrimo grazie alla fortunata serie S di Samsung, ma che spesso e volentieri diventa uno specchietto per le allodole, ed è il caso dei tablet: i tablet di Samsung, escludendo forse la serie Note - che fa testo a sé - e gli ultimi della serie S, sono per la maggior parte scadenti sotto ogni punto di vista, prezzo compreso. Nella lista dei modelli consigliati, infatti, ne vedrete sempre molto pochi. Ora passiamo alla vera e propria lista di dispositivi consigliati. Si avverte che i prezzi indicati sono soggetti a variazioni repentine, variabili e imprevedibili, e che i prezzi si riferiscono a quelli medi fra i vari shop online, che tendenzialmente sono più bassi rispetto a quanto troverete nei negozi fisici. Sotto i 100 € Mediacom Winpad 7” W700 Prezzo: 39 € Amazon Fire 7 Prezzo: 59 € Asus Zenpad C 7.0 Prezzo: 99 € Tra i 100 e i 200 € Amazon Fire HD 8 Prezzo: 109 € Asus Zenpad 10 Z300C Prezzo: 159 € Xiaomi Mi Pad 2 Prezzo: 169 € Samsung Galaxy Tab A 9.7 Prezzo: 199 € Tra i 200 e i 400 € HP Pavilion x2 10-n106nl Prezzo: 229 € Asus Transformer Book T100HA Prezzo: 239 € Samsung Galaxy Tab A6 Prezzo: 249 € Acer Aspire Switch 10 Prezzo: 239 € Asus Zenpad S 8.0 Z580CA Prezzo: 269 € Huawei MediaPad M3 8.4 Prezzo: A partire da 299 € Asus Zenpad 3S Prezzo: A partire da 329 € Apple iPad Mini 4 Prezzo: A partire da 369 € Apple iPad Prezzo: A partire da 379 € Tra i 400 e i 600 € - Oltre i 600 € Apple iPad Pro 10.5 Prezzo: A partire da 625 € Microsoft Surface Pro 4 Prezzo: A partire da 649 € Galaxy Tab S3 Prezzo: 799 €
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