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Latianese82

contest Halloween - Contest di racconti a tema Horror

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Halloween - Contest di racconti a tema Horror

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Ottobre. Inizia l'autunno, si accendono i riscaldamenti e si comincia a raccogliere la legna per l'inverno. La notte delle streghe si avvicina, cosa c'è di meglio di un bel racconto horror sotto le coperte magari sgranocchiando qualche dolcetto?

Spaziolibri è lieto di presentare il contest di scrittura in tema Halloween

Chiunque vorrà partecipare, dovrà scrivere postare qui la propria disponibilità

 

Gli iscritti potranno poi scrivere il loro racconto a tema e mandarlo per PM allo staff di sezione. Il termine ultimo per la consegna sarà alle ore 12 del 30 ottobre.

 

Tema: Halloween, horror, angoscia, paura, sgomento. Ma potrete anche scrivere un racconto con humor.

Ovviamente anche per i racconti rimane sempre valido il regolamento del Forum.

 

Limitazioni di lunghezza del racconto: Verranno presi in considerazione solo racconti che non superino i 3000 caratteri (compresi gli spazi).

 

Il 31 ottobre verranno pubblicati tutti i racconti in questo thread e si procederà alla votazione, che sarà effettuata per sondaggio e potranno partecipare tutti, compresi gli autori dei racconti (vietato, però, autovotarsi).

 

Attendiamo le vostre iscrizioni, i vostri racconti e i vostri commenti :gab:



 

Partecipanti:

 

Codeveronica

TestaMatta89

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Considerando le difficoltà che potrebbero pervenire per rientrare nel limite dei 3000 caratteri massimo, per questa edizione, il limite massimo sarà 4000.

Lasciate libera la fantasia :gab:

 

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Quei mille caratteri in più fanno decisamente comodo!*_* 

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Io invece mi siedo comodo per leggere e votare :sisi: purtroppo sto scrivendo la tesi e sono incasinato anche con altre cose, in futuro parteciperò senz'altro :happybio:

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43 minuti fa, LeRoi ha scritto:

Io invece mi siedo comodo per leggere e votare :sisi: purtroppo sto scrivendo la tesi e sono incasinato anche con altre cose, in futuro parteciperò senz'altro :happybio:

Tsk tsk... anch'io sto scrivendo la tesi, eppure... 

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Scherzo ovviamente :asd:

In bocca al lupo, siamo sulla stessa barca :asd:

 

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Codeveronica:



Rosa fresca aulentissima

20/10/1854

E’ trascorsa una settimana da quando mi sono risvegliato in questa villa immersa nel bosco dopo che, ferito, mi stavo precipitando a recapitare il messaggio del mio generale… Questo avrebbe potuto ribaltare le sorti della guerra ma una fitta nebbia mi aveva confuso, facendomi perdere l’orientamento. I luoghi che prima sentivo familiari avevano mutato aspetto: la natura stessa sembrava desiderosa di interrompere il mio cammino. I secchi rami degli alberi, simili a dita ossute e dalle unghie affilate, si avvinghiavano al mio mantello, riducendolo a brandelli. Rovi aggrovigliati ferivano senza pietà le possenti e rapide zampe del mio destriero. Ormai allo stremo, persi i sensi e, tornato in me, mi ritrovai in un letto al cui capezzale una bambina dal sorriso inquietante non la smetteva di fissarmi.

«Quali fiori ti piacciono?» domandò con una vocina squillante.

Rimasi spiazzato.

«Perché? I fiori non si addicono ad un uomo…» risposi evasivo.

«Per il tuo funerale, no?» disse, coprendo la risata stridula con la pallida mano, prima di lasciare la stanza di corsa.

23/10/1854

Ho conosciuto la madre di Inés, questo è il nome della strana bambina. La donna è affascinante, eppure non posso negare di sentirmi turbato in sua presenza.

La voce di madame Laurène è roca e sensuale ed ogni sua parola suona come una carezza conturbante. Madre e figlia si sono prese cura di me e mi sento un ingrato a parlarne male ma è indubbio che siano alquanto strane. Ad eccezione delle due donne, la casa è disabitata. Il giardino versa in stato di completo abbandono, se non per un roseto che madame Laurène cura personalmente.

Ci  ritroviamo insieme a pranzo e a cena ma madre e figlia non toccano cibo in mia presenza… La carne di stasera era particolarmente gustosa: le forze stanno tornando. Da chi si riforniranno per il cibo?

25/10/1854

Laurène! Da ieri non faccio che pensare a lei!

E’ entrata come ogni sera per medicarmi la ferita. Il suo profumo mi inebria più del vino e mi sento in suo potere come un insetto nella tela di un ragno! Voleva aggiungere delle rose ad un vaso quando si è punta con una spina. Di getto ho portato alle labbra il suo dito sanguinante. Di certo avrò avuto le labbra in fiamme per la passione che mi divorava ma il suo dito era gelido al confronto! Un’atmosfera complice si è creata tra noi e non so cosa sarebbe accaduto se Inés non fosse entrata all’improvviso…

Da allora non è più capitato di ritrovarci da soli ma quando i nostri occhi si incontrano la magia sembra riaffiorare…

31/10/1854

Ma dove sono finito!? Non è il paradiso ma l’inferno!

Non avendo notizie di Laurène l’ho cercata in giardino, presso l’amato roseto, quando un tanfo di morte ha invaso le mie narici: i resti del mio cavallo giacevano nella stalla! Non credo di sbagliarmi nell’affermare che la carne servitami in questi giorni fosse la sua! Ma come hanno potuto!? Come potrò tornare al fronte?

Assalito da un misto di rabbia ed orrore, ho deciso di allontanarmi da quel luogo che credevo amico ma più mi allontanavo e più ritornavo sui miei passi! La nebbia mi confonde o c’è qualcosa o qualcuno che non vuole che io lasci questa casa!

31/10/1854

Queste sono, probabilmente, le ultime righe che scriverò.

Dopo gli avvenimenti di questa sera ho continuato a cercare Laurène per ottenere spiegazioni e, passando dalla sua stanza, ho notato la porta socchiusa. La donna era seduta di fronte ad uno specchio, intenta a pettinare i capelli corvini ma l’immagine riflessa era quella di uno scheletro dalla grigia e rada chioma! Non sono riuscito a trattenere un grido e mi sono precipitato il più lontano possibile da quella visione fino a ritrovarmi in soffitta. Mi sono chiuso nella stanza in cui mi trovo adesso, scosso e tremante, a scrivere l’ultima pagina di questo diario. Ovunque ci sono degli scheletri: poveri sventurati come me che la sorte ha condotto tra queste mura! Presto sarò uno di loro…! Un rumore! C’è qualcuno dietro di me!

 

«Spero ti piacciano le rose…papà!»

 

 

Testamatta:

L'ultimo brindisi

 

Dopo l'ennesima sbronza si ritrovò nel bel mezzo di un bosco, di notte e senza la più pallida idea di dove andare per tornare alla civiltà.

Non sapeva se soffrire più per il freddo pungente o per il buio accecante, ma non poteva piangersi addosso, doveva farsi forza e trovare la strada di casa attraverso il nulla, o sarebbe morto assiderato. Come un cieco privato del bastone, si spinse avanti a tentoni, toccando gli alberi con le mani tremanti. Dopo qualche passo tornò indietro per cambiare direzione, sperando di intravedere qualcosa che lo potesse guidare verso la salvezza. Continuò così per un'ora, divorato dall'incertezza sul dove andare, avendo paura di invischiarsi ancor di più in quella trappola d'alberi. Ad un certo punto si fece coraggio e decise di prendere una direzione casuale, senza mai fermarsi e senza mai tornare indietro, sperando di poter uscire prima o poi da quella situazione.

Dopo un'ora di camminata disperata, nel buio più totale, ecco un miracolo! Una scintilla di luce, flebile, quasi impercettibile in condizioni normali, ma che in quella notte senza stelle risplendeva come il sole.

Non era in cielo, ma era per lui come la stella polare, la sua salvezza da un'oscurità che lacera l'anima.

Pensava che la meta fosse più vicina, ma passarono ore prima che la scintilla si ingrossasse, tantò che iniziò a pensare che non esistesse neppure, che potesse essere un'illusione, uno scherzo della sua mente, portandolo a tramutare la speranza tanto faticosamente acquisita, di nuovo in disperazione.

Ma non era un sogno, la luce pian piano diventò più grande ed evidente, non vi era dubbio, si stava avvicinando al traguardo, e lentamente vide la scintilla trasformarsi in una lampada.

Ma c'era poco di cui gioire, perché a reggere la fonte di luce vi era uno scheletro umano e null'altro attorno.

Scosso dalla visione orribile, e deluso per non aver trovato l'agognata salvezza, decise di continuare verso un'altra direzione, con la speranza di scovare un'altra flebile luce. Dopo diverse ore eccone un'altra! Microscopica e lontanissima inizialmente, ma infine brillante e vicina. Ma... non era che la stessa lampada, sorretta dallo stesso scheletro.

Era certo di aver preso un'altra direzione, ma a quanto pare tornò sui suoi passi per puro caso.

Riprese il cammino con l'intenzione di studiare ogni suo singolo passo, per essere certo stavolta di non girare in tondo. Ormai i suoi occhi si erano quasi abituati al buio pesto, poteva scorgere parte del paesaggio, quindi non gli sembrò più una missione impossibile la sua. Eppure passo dopo passo si convinse di come non fosse lui a sbagliare strada, ma il luogo a contorcersi in modo innaturale sotto i suoi piedi, come un illogico labirinto creato lì per lì da un dio maligno e beffardo, con l'intenzione di farlo smarrire e impazzire.

Verità o paranoia, perseverò comunque nel ricercare un'altra luce che potesse guidarlo fuori da quel maledetto bosco e, passata un'eternità, finalmente ne vide un'altra! Ed era inequivocabilmente diversa perché meno intensa. Si diresse verso la fonte volando come una falena tra cespugli ed alberi senza pensare a nulla se non a raggiungerla e a farsi avvolgere dalla sua luminosità e dal suo calore.

Una volta arrivato si inginocchiò davanti ad essa: era la stessa lampada sorretta dallo stesso scheletro. La luce si stava semplicemente affievolendo, ma la fonte era sempre la medesima.

Si arrese, aveva ormai perso ogni speranza, e quindi le sue forze. Al freddo glaciale si aggiunse infine anche una pioggia intensa, con tanto di tuoni e lampi. Paradossalmente non ne era infastidito, e accolse infatti il diluvio come una liberazione, finalmente pronto ad accettare il suo destino di morte, abbandonando per sempre tutte le preoccupazioni.

E fu in quel momento che notò qualcosa: a pochi passi da lì, illuminati dai lampi, vi erano una piazzola con un tavolo e delle sedie. Prese quindi la lampada e si avvicinò lentamente: dodici scheletri seduti con boccali alla mano traboccanti d'acqua piovana, ed una sedia vuota a capotavola con relativo boccale. Si sedette quindi e si unì ai suoi nuovi compagni di bevute, brindando alla morte.

Non era poi tanto male anche se, pensò, forse era meglio piovesse rum.

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Letti entrambi e ovviamente non posso far altro che rimproverare entrambi i partecipanti per avermi messo in difficoltà (in senso positivo si intende). Sono due stili di narrazione differenti così come le idee che stanno alla base degli elaborati. Quello di codeveronica è maggiormente incentrato su argomenti classici del mistero mentre quello di TestaMatta verte sull'onirico. Devo rileggerli entrambi per farmi un'idea più completa salvo voler comunque poterne leggere di più di questi racconti :hehe: 

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Scusate il ritardo

 

Complimenti ad entrambi per i racconti, davvero ben strutturati, ben scritti e avvincenti.

 

Bravo testa per il sapiente uso dell'ossimero :sisi:

 

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